Giornata di foto

Come avrete capito dall’ultimo post, sabato è stata una giornata ideale per scattare foto. Luce, feeling, idee ed amici con cui passeggiare, quindi tutto il necessario per creare praticamente un intero portfolio.

Ma per concludere bene la giornata cosa c’è di meglio che prendere al volo l’idea di un’amica blogger e mettere in pratica una giornata in fotografie (One Day in Pics)? 


Così ho accettato la sfida di Troppicolori (un blog di cui parliamo spesso, anche troppo spesso :D ) e ho mandato le mie immagini e qualche riga per spiegarle. Le trovate qui e, dopo aver letto il post raccogliete la semplice e creativa sfida, mettetevi anche voi alla prova e raccontate la vostra giornata con qualche foto e qualche riga scritta. E’ semplice e vi assicuro che è anche molto divertente ed… istruttivo. (le regole le trovate più o meno tutte qui)

 

Buon martedì e buone fotografie a tutti voi!

iniziamo a camminare

Un sabato pieno di luci e colori non può che portare allegria. E questo sabato è stato davvero bello.

Prima di tutto (per importanza) la festa di compleanno di un grande amico alla quale ho potuto rivedere tanti amici che da tempo non incontravo, con conseguenza di risate, buon vino e tantissimi ricordi. E’ stato davvero un bel tornare indietro nel tempo e per un amante della nostalgia come me, un momento prezioso. Da cui sono scaturite promesse di visite e cene insieme e credo proprio che non ci lasceremo scappare l’occasione.

Se invece vogliamo cominciare la giornata in senso cronologico … è stato bello alzarsi un po’ prima per camminare fra i banchi del mercato contadino,  scambiare quattro chiacchiere e fare qualche foto. Poi di corsa a prendere il pane caldo e girare per i negozi dove ormai ascolto i suggerimenti di tutti per preparare dei piatti genuini e squisiti. Infine un giro, sempre con la macchina fotografica a tracolla per affrontare un tema specifico. Le scarpe.

Cerco di spiegarmi meglio. Sabato c’erano quasi 20 gradi, il sole scaldava i corpi, nemmeno una nuvola all’orizzonte. Come una perfetta prima giornata di primavera. Ed ho pensato che chiunque fosse uscito per una passeggiata avrebbe sfoggiato qualcosa di nuovo. Come la muta dei cani (senza nessuna offesa per uomini o animali), era il momento per festeggiare la Vita.

Così, facendo quattro chiacchiere, mi sono seduto su un muretto di travertino a guardare la gente passare (cfr. sitting on the dock of the baynella versione di Otis Redding) e con questo feeling ho scattato e scartato, scattato e scartato, rimanendo solamente con le immagini che più mi sembrano consone. Ragazzi che tornano da scuola, donne che sfoggiano pantaloni e fisici nuovi passati indenni dalle feste di carnevale, papà con le carrozzine dei bambini, coppie con il cane, anziani con nipoti e la mia preferita: l’uomo con la valigia (si perché un viaggio ci sta sempre bene).

Ma ogni scatto, ha sempre dentro di se una storia da raccontare, diversa per ognuno di noi.

Ecco il mio fine settimana. E il vostro come è stato?

non voglia di carnevale

in cerca di altri luoghi

Vi dico la verità: io il carnevale non lo sopporto proprio. Sarà una questione di carattere, di fuga da (quasi) qualsiasi obbligo, sarà la tradizione di qualche carnevale della mia zona che è più legato all’alcool che ad altro… il fatto è che a me piace divertirmi, ma quando cercano di obbligarmi a mettere una maschera o a recitare una parte… beh mi sembra di entrare in un ascensore affollato, o nella scena delle maschere di ‘Eyes wide shut’.

Mi piacciono le feste con gli amici, le serate passate a ridere, i travestimenti per divertirsi, le idee originali, gli scherzi e tutto il resto. Ma quando tutto questo si accumula in una sola settimana in cui siamo obbligati a divertirci, allora noncelapossofare!

Lo so, starete pensando che sono vecchio e che i miei ragionamenti sono quelli di un bizzoso anziano come non se ne vedevano dai tempi di Charlse Foster Kane, ma quando mi si prospettano davanti balli in maschera, schiuma spray, coriandoli anche nel risvolto dei pantaloni, ragazze truccate da gatto e tutto il resto… beh, a me viene l’orticaria.

Quindi l’unico modo per uscirne è organizzare una festa con gli amici, mettere insieme quattro stracci e molta fantasia per creare un vestito originale o almeno simpatico e girare in gruppo per le vie del centro per essere seppelliti di stelle filanti. Oppure ritirarsi in un monastero di frati isolazionisti e ritornare la settimana prossima.

Ci sto pensando su.

Intanto ho pensato di non vedere nemmeno un minuto di San Remo. Ma di andare a teatro a sentire un bel concerto live di Gualazzi. Che ne dite, ho fatto una buona scelta?

poche parole e tante foto: N.E.V.E. 2

Poche regole per una domenica felice: amici, neve, uno slittino, qualche bob, qualche busta di plastica per scivolare. Aggiungere una pista quasi ghiacciata, un pranzo con finale di pandoro flambé. Necessario ma non indispensabile un’attrezzatura (piumino, guanti, cappello, pantaloni etc. etc.) per evitare di avere la febbre per la settimana successiva.

Mescolare accuratamente e svicolare lungo la pista per tutta la giornata fino allo sfinimento.

Perché la neve, oltre ai tanti pregi e alcuni difetti, ha la forza di farti tornare bambino, sprigionare bei ricordi dell’infanzia, farti perdere tante inibizioni. La neve può farti giocare per le strade della città ma anche scivolare lungo un pendio in competizione con tutti gli altri urlando e spintonandoti, finendo sempre con il ridere prendendo in giro chi è arrivato primo o chi è arrivato ultimo, chi si è arenato su un dosso o chi si è scontrato con gli altri. Insomma una giornata bellissima da ricordare!

Grazie a tutti e grazie a questa ondata di neve! *

*lo so, ci sono stati moltissimi disagi con quest’ondata dalla Siberia, ma volete mettere un pomeriggio di questo genere?

Nuvole e sereno

nuvole di montagna

Perdo tempo. E’ vero, spesso perdo del tempo. Perdo tempo con cose banali, poco importanti se non secondarie o dannose. Perdo tempo nel traffico, in discussioni inutili, guardando in tv trasmissioni pessime, perdo tempo immobile a fare nulla. Perdo tempo su internet, a ragionare su cose banali, perdo tempo a girare in tondo senza costrutto.

Perdo tempo in continuazione.

Ieri ho parlato al telefono con un’amica molto importante e mi ha ricordato che tutto il tempo che oggi ci sembra infinito, un giorno potrebbe non esserci più. Potremmo perdere quell’ultimo treno, quell’occasione che non tornerà, quell’attimo che continuerà a fuggire. La sua voce era calma, chiara e serena.

E mi ha fatto pensare molto.

Così per questa settimana ho deciso di non perdere tempo o almeno di perderne meno. Scrivere quella lettera, incontrare quell’amico, finire quel compito e quel lavoro. Prendere quella decisione, andare a trovare quella persona. Aiutare chi mi sta intorno. Pensare un po’ di più, scrivere  quel progetto che avevo in sospeso. Insomma smettere di perdere tempo. Qualche piccolo risultato già si vede ed è bello. Come sentirsi più vivi, come svegliarsi il mattino presto in montagna e osservare le nuvole all’orizzonte, sperando in una giornata assolata e fresca.

E voi perdete tempo? Oppure riuscite a fare le cose davvero importanti?

la magia della neve?

La neve è un condensato di ricordi e di tranquille sensazioni. Il silenzio, l’andatura calma, il freddo che non penetra nelle ossa, l’arrendersi davanti a nuovi ritmi imposti dalla natura.

E l’odore del pane caldo, il rimanere in casa guardando i fiocchi cadere, la legna che brucia nel camino e scalda.

Per tutto questo mi sono svegliato sabato mattina presto per arrivare in centro prima degli altri. E con me c’era Francesco che si è presentato sugli sci. Si, proprio così. Uscito di casa con gli sci di fondo ha percorso tutta la strada senza staccarli mai. Ed abbiamo iniziato a chiacchierare e fare fotografie, passeggiando in una città silente e sonnacchiosa. Solo qualche furgoncino che consegna il pane. Persino i contadini del mercato del sabato erano rimasti a casa, probabilmente ad accudire gli animali.

E come sfida della giornata: uno slalom lungo una discesa più ardua, slalom interrotto da due o tre alberi caduti sulla strada a causa del peso della neve.

Per finire, cappuccino e cornetto caldi in pasticceria. Che se fossimo stati in montagna avremmo bevuto una grappa  o un ponch caldo alle 8.30, ma l’etichetta ce lo ha impedito.

E quali sono i vostri racconti da neve?