tris di foto per iniziare bene la settimana

E’ domenica sera e c’è giusto il tempo per scrivere qualcosa prima di andare a dormire… Volevo raccontarvi qualcosa ma non so bene cosa, così mi affiderò a delle immagini, tanto per darmi un aiuto.

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La prima è questa, ricavata su un vecchio ricordo di alcuni anni fa. Un viaggio in Irlanda, poi ripetuto. Perché ci sono luoghi che ti segnano dentro. In cui vorresti ritornare più volte che puoi perché ogni singolo ricordo di quei giorni e di quelle vacanze ti sono dentro in modo indelebile. La gentilezza delle persone, la bellezza dei paesaggi, la forza dei luoghi e delle tradizioni. Una birra bevuta in un pub chiassoso e festante, le canzoni dei ragazzi che suonano all’aperto, un panino al salmone, un tramonto sull’oceano che non dimenticherai mai, visto su una scogliera a picco su una piccola baia dove rientravano piccole imbarcazioni sbuffanti dopo una giornata di pesca in mare aperto. I prati verdi come lo smeraldo, i sorrisi degli abitanti con uno strano accento inglese.

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La seconda è questa. Il ricordo degli anni universitari nella capitale fra i monumenti, gli amici, gli studi e quei giorni così belli nella memoria quanto difficili nell’affrontarli. La possibilità di vivere dei momenti intensi e indimenticabili, condividerli con gli amici, ricordarli con un’allegria ogni volta nuova. E quell’aria di storia e di vita che solo la città eterna può avere.

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Infine una foto scattata di recente. Una giornata di sole, la macchina fotografica e qualche timido tentativo per iniziare a maneggiarla con cura maggiore e un po’ più di tempo che un semplice scatto di corsa. I primi passi che spero mi porteranno sempre più lontano. Si perché la fotografia può essere un bel divertimento ma soprattutto un piacere che ha indubbiamente qualcosa di affascinante e di artistico.

Buon lunedì miei cari, che sia una giornata sfolgorante!

strade e cicatrici

strada di montagna

La vita a volte è strana. Ti prende, ti porta per strade che non immaginavi esistessero. Era fuori dell’immaginario anche solo l’idea di percorrerle. Strade in salita o in discesa, belle o brutte, luminose o scure. La strada è sempre stata un’immagine affascinante. Lunga o corta che sia, ho sempre un’attrazione e la voglia di percorrerla. Ma non sempre sono sicuro delle scelte che ho fatto.

Ma stasera voglio parlare delle strade strane, quelle che non immaginavi di percorrere mai. Pensateci bene. E’ capitato a tutti. Ti trovi all’improvviso catapultato in qualcosa e non sai nemmeno come ci sei arrivato. A me capita di continuo.
Anni fa mi ritrovai in un albergo a Santa Barbara in una camera invasa da odore di cannella e da quel giorno odio quella spezia. Ho ricordo di stare steso su di un campo di grano con una piccola serpe che passava a pochi centimetri da me, pietrificato.
Ricordo una cena davvero strana e imbarazzante a Roma in compagnia di persone sconosciute di cui non ricordo i visi, ma solo le risate stridule e il pessimo gusto del cibo. Oppure quella volta che mi trovai nel mezzo di una serata/trappola di vendite con il sistema piramidale (quelle, per intenderci, in cui il capo diventa miliardario e tu lavori gratuitamente). Ma li, come c’ero finito?
Non ricordo nemmeno come sono finito su una terrificante giostra di Mirabilandia con lo stomaco sottosopra e la faccia bianca come la carta.
Ma, in fondo, tutte queste deviazioni dalla strada, la rendono più lunga e, spesso, più interessante. Come quelle piccole cicatrici del tuo corpo o della tua anima che ti porti dietro con un po’ di orgoglio e quando le scopri, quando le fai vedere, devi essere sicuro che chi le vede le possa capire, ed apprezzare. Sfiorandole con delicatezza e comprendendone tutto il significato.

la raccolta delle olive

L’autunno mostra le sue giornate migliori, quelle di pioggia. Dalla tv ripetono in continuazione gli allarmi della protezione civile per le grandi e medie città, sconvolte dall’acqua che cade abbondante. Qui invece si parla di raccolta delle olive. Si, una cosa semplice ma preziosa allo stesso tempo, che ci regala l’olio da usare in cucina per tutto il resto dell’anno. E domani si inizia, per almeno un paio di giorni, questo rito antico e prezioso.
Giornate all’aria aperta, un bel po’ di fatica con le reti, i rastrelli e il battitore e nel sollevare e risollevare le cassette. Infine l’olio che scaturisce dal mulino, quell’oro verde come lo smeraldo e pieno di intensi odori. Ed infine un assaggio con del pane fresco.
E quelle poche olive che si lasciano sulle piante che per tradizione sono chiamate ‘le olive delle vedove’ perché nei tempi passati erano proprio queste donne sole, e quindi più povere, che passavano umilmente a raccoglierle per avere anche loro qualcosa da mangiare nei mesi invernali.
Buona settimana a tutti!

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Quando una serata ti cambia l’umore

Mercoledì era proprio una giornata no. Lo avevate capito dall’ultimo post, vero? E comunque grazie mille a tutti voi che mi avete risposto ed incitato, tirandomi su di morale!

Ma la vera sorpresa c’è stata mercoledì sera, poco dopo aver scritto qui sul blog quelle poche righe piuttosto pessimistiche. E come in risposta alla mia richiesta di aiuto, c’è stata una cena (rimandata per qualche settimana perché le date non coincidevano mai) con un vecchio amico (la persona che conosco da più tempo a dirla tutta e con cui non mi incontravo ormai da tanto, troppo tempo) e la sua fidanzata e futura moglie.

Una cena ricordando i vecchi tempi, le tante avventure comiche condivise nel corso degli anni a scuola, poi al liceo ed infine anche all’università. Una momento per ricordare tante, tantissime cose, per ridere di quello che abbiamo combinato, per aggiornarsi su tutto quello che è successo nel frattempo.

E fra aneddoti e notizie sulla casa che vanno preparando assieme, sul vestito della sposa, sugli amici comuni e sulla loro vita… alla fine è arrivata una domanda che non mi aspettavo e che mi ha spiazzato ed emozionato così positivamente da ribaltare in pieno tutto il malumore accumulato nei giorni precedenti. E quindi, ecco l’annuncio: si, sarò il testimone dello sposo!!!

Che emozione ragazzi! Prima di tutto ringrazio P. e D. per il grande onore che mi hanno fatto con questa richiesta e subito il mio pensiero è andato ai prossimi mesi. Come aiutare lo sposo a scegliere il vestito giusto, come aiutare (dovesse servire) nei preparativi, come prepararsi all’evento, come … insomma ci sono decine di cose a cui pensare!

E, infine… come mi vestirò? Sono indeciso se cercare un completo in stile John Belushi ne ‘The Blues Brothers’ o se vestirmi come Neo in ‘Matrix’ o se optare ad un più semplice Drugo ne ‘Il grande Lebowski’. Voi che ne dite?

Isole

Ho dato uno sguardo a Wikipedia ed ho visto che nella pagina di Wikiquote c’era questa citazione assegnata al giorno di oggi.

Nessun uomo è un’isola, | completo in sé stesso; | ogni uomo è un pezzo del continente, | una parte del tutto. | Se anche solo una zolla | venisse lavata via dal mare, | l’Europa ne sarebbe diminuita, | come se le mancasse un promontorio, | come se venisse a mancare | una dimora di amici tuoi, | o la tua stessa casa. | La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, | perché io sono parte dell’umanità. | E dunque non chiedere mai | per chi suona la campana: | suona per te.

(John Donne)

L’ho studiata anni fa, al liceo. Mi lascia una traccia dentro ogni volta che la rileggo. Nessun uomo è un’isola. Ecco tutto.

E oggi è il 15 marzo, le Idi. Quando Giulio Cesare venne ucciso durante una combutta. Tanto per dire che per la storia è stato un giorno importante, il giorno in cui è stato ucciso un grande condottiero, un uomo che guidava un’intera civiltà senza essere consumato dal potere.

E per far vedere che i soldi che hanno speso i miei per farmi studiare non sono andati tutti buttati.

Ma scherzi a parte, Cesare era un grande.

Dice che era un bell’uomo e veniva….

…. veniva dal mare…

 

Oggi ci ha lasciato un grande cantante e un grande poeta. Il suo nome era Lucio Dalla. Io l’ho conosciuto attraverso gli Lp dei miei fratelli e poi con i cd e alla radio. Era simpatico, era intelligente, non aveva bisogno di altro che della sua arte per farsi sentire. Non urlava, non strillava, non era un vip, in poche parole.

L’ho visto cantare dal vivo, nell’estate del 2010, con De Gregori. Appena salito sul palco ho pensato fosse invecchiato un po’. Poi sono partite le prime note, lui si è messo al piano, poi al clarinetto, poi a cantare i suoi pezzi migliori. Ballava, rideva, faceva smorfie, zompava letteralmente di gioia. Così ho visto che non era invecchiato affatto, che aveva in sé più energia di cento ragazzini. Ed è così che lo ricorderò, nel mio piccolo.

E per condividere qualcosa con voi, ecco 4/3/1943, una canzone bellissima fra decine di canzoni bellissime.

L’esperienza e la gentilezza. C.

Una volta conoscevo una persona importante. Ai miei occhi di bambino appariva enorme. Aveva gli occhi chiari e stretti, le rughe cotte dal sole per il suo lavoro, i capelli a spazzola sempre corti. Era una gigante buono.

Ricordo come spostasse pietre pesanti con la facilità con cui il vento fa volare le piume. Aveva spesso in mano un piccone o una pala. Muoveva mucchi di sabbia ed io lo imitavo giocando con il mio escavatore in miniatura sulla stessa sabbia che lui usava per lavorare.

Cantava di tanto in tanto. Delle canzoni tristi o allegre, a seconda del momento. Guardava negli occhi gli uomini che gli stavano vicino. Dava ordini, ma lo faceva gentilmente. Sembrava non smettesse mai di lavorare. Ma quando era l’ora, si fermava. Sedeva con gli altri e tirava fuori il suo involto con il pranzo ancora caldo. Si fermava per un secondo e poi iniziava a mangiare, affamato. Beveva sorsate da una bottiglia verde e la condivideva con gli altri. Dopo un po’ ricominciava a lavorare. Con la pala, con il piccone oppure con i mattoni. Usava un semplice filo che gli indicava la via. Oppure legno, martello e chiodi.

Ero affascinato. Lui creava dal nulla delle abitazioni. Dei muri. Dei luoghi dove poi gli altri avrebbero vissuto. Nei suoi gesti c’era tutta l’esperienza delle generazioni e l’amore di chi costruiva una casa dove sarebbe stato bello vivere.

Lo vedevo spesso, da piccolo. Veniva a macellare il maiale, quell’operazione che noi chiamiamo fare le ‘mmasciate. La sua cura era eccezionale anche in quei momenti. Non avresti mai detto che quelle mani (a cui mancava pure qualche falange) potessero essere così abili ed accorte. In tanti anni non aveva mai sbagliato un taglio. Riconosceva la qualità della carne, la quantità di spezie da mettere, aveva per esperienza tutti i metodi sicuri per non far rovinare mai nessun pezzo.

Gli gironzolavo attorno, lui mi sorrideva e mi insegnava. Mi dava tutti quei piccoli compiti che si danno ad un bambino curioso. Mi chiedeva di assaggiare se la carne era buona. Io assaggiavo e lo guardavo. Ogni volta era buonissima.  Quando alla fine della giornata andava via, si raccomandava a me per controllare i salami e le salsicce che rimanessero al fresco.

A primavera andavamo a trovarlo. Aveva la casa in collina. Era fresca, vecchia e vissuta. Con la moglie e i figli viveva in un posto che per me era un paradiso. C’erano le galline nell’aia e io le inseguivo. C’era un posto magico che chiamava cantina. Dentro c’erano grandi botti di vino cotto, dei fiaschi di vino rosso che travasava di tanto in tanto. Appesi al soffitto una fila di prosciutti e spallette e lonze e salami e salsicce secche. L’odore di quella stanza non lo dimenticherò mai.

la spalletta

Qualche settimana fa sono andato a Norcia. In un buonissimo negozio di mia fiducia ho chiesto una spalletta. Volevo comprarne una da un po’, per tagliarla con gli amici mangiando del buon pane fresco e bevendo un bicchiere di vino genuino, magari allungato con un goccio di gassosa (tanto per fare arrabbiare i puristi e i sommelier). La spalletta l’ho trovata. Quando sono tornato a casa l’ho osservata ed odorata. Quell’odore mi ha portato indietro nel tempo. Ai miei giochi di bambino, all’odore della cantina, a quel magico soffitto.

un enigma per voi

Era il 1993, ve lo ricordate? Ancora esistevano i negozi di dischi, quei posti dove andavi a far parte di una elite di musicofili, dove si scontravano rockettari e fan di Toto Cotugno, i melomani e i punk, gli amanti del pop e quelli del country (non ne ho mai conosciuto uno), i metallari e gli appassionati di new age. Ebbene in quell’anno uscì un disco che aprì le porte della percezione come non accadeva da anni.

Era un’opera prenewage e prebuddhabar, era prima di tante mode e dopo l’acido lisergico e la rabbia del punk. Era un miscuglio.

Andava bene all’uomo d’affari che sentiva il suo nastro nella radio della sua alfetta, alla casalinga con le caviglie gonfie che lo ascoltava in cucina con i bigodini in testa, ai ragazzi abbracciati in motorino con il walkman nelle orecchie (ho detto walkman, se non ne avete mai visto uno siete beatamente giovani e andatevi a cercare la definizione su wiki e le immagini su google); per i massaggiatori e santoni di tutto il mondo ha rappresentato grandi fatturati.

C’era l’India e gli indiani d’America, l’Africa e anche qualche zona suburbana d’Europa. C’erano suoni e rumori, cori, religione e panteismo, canoni medioevali e sintetizzatori elettronici.

Insomma sto parlando degli Enigma e dell’album the cross of changes da cui è tratta la canzone return to innocence:

Sarà che in questi giorni mi piacerebbe tanto un bel ritorno a qualcosa di più umano e normale, sarà che il tempo dei cambiamenti (personali e sociali) è vicino, sarà … ma questa canzone mi sembra proprio adatta.

Trascrivo una strofa che da piccoli ingurgitavamo come se fosse stata scritta da Zolà ed Ungaretti insieme ma che in realtà è tanto semplice quanto bella, sciocca e vuota:

Don’t be afraid to be weak

don’t be too proud to be strong

just look into your heart my friend

that will be the return to yourself

the return to innocence.

Ecco, adesso quello che ci vorrebbe è un bel ritorno all’innocenza. A questa canzone facile e stupida, semplice e vera. Che quantomeno creava una bella atmosfera con le ragazze e si passavano bei pomeriggi al caldo d’estate, senza troppi pensieri.

Che ne dite, torneremo al periodo della nostra innocenza?