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Ebbene si, sono un fortunato possessore di fratelli. Questo comporta, essendo la mia famiglia numerosa, che chiedendo in giro qualche sorpresa viene sempre fuori. In particolare due dei miei fratelli sono appassionati di fotografia da lunga data. Ed in particolare uno dei due anche un felice possessore di macchine fotografiche con qualche anno sulle spalle.
Ed è così che un giorno non troppo lontano sono stato preso dalla curiosità, gli ho chiesto di farmi vedere le sue macchine ed ho scoperto un bel tesoro! E ne ho fatto incetta. Il primo approccio non è stato dei migliori visto che le prime due macchine che ho preso in prestito (rigorosamente in prestito!) non ne hanno voluto sapere di funzionare. O meglio, troppo tardi mi sono accorto che avevano bisogno di una pila di forma e fattezze oramai introvabili nel mondo occidentale se non a prezzi esagerati. Così un paio di pellicole se ne sono andate bruciate senza aver nemmeno impresso un’immagine. Ma sono i casi della vita e, soprattutto, l’inesperienza di uno che le macchine analogiche le ricorda a malapena.
Poi però è iniziata l’avventura con le due vecchie e sicure macchinette interamente meccaniche che vedete nelle foto. Hanno entrambe una pellicola di formato 120, un po’ più difficile da trovare.
Ma sono piene di poesia. E’ un po’ difficile spiegare cosa si prova a tenerle in mano. C’è venerazione, rispetto, curiosità. Venerazione perché sono nate molto prima di me, rispetto per chi decenni or sono le costruiva con molta attenzione, in modo che durassero nel tempo, che fossero quasi eterne. E Curiosità giacché voglio mettermi alla prova non per altro se non per una mia soddisfazione, per scattare con attenzione e intrappolare un’immagine che rimanga nel cuore e che non sia presa con la velocità di una digitale. Ci vuole la mano ferma, bisogna guardare in un obiettivo che scambia la destra con la sinistra mostrando tutto entro una lente deformante; ricordare che nulla è manuale e che fuoco, distanza, luce sono da misurare ed interpretare.
C’è tutto in queste piccole macchine. C’è la storia, c’è la passione, c’è un ritmo diverso, c’è la riflessione e la motivazione. Insomma c’è un altro mondo. Diverso da quello di Instagram, diverso da quello di qualsiasi digitale. C’è Un Mondo Analogico. Ed, insomma, mi affascina.
Allora, direte voi miei piccoli lettori, quando ci fai vedere qualche foto? La mia risposta è semplice: quando il fotografo le stampa. Si perché oggi ci sono così poche richieste di stampaggio di pellicola che devo aspettare che il lavoro si accumuli…
Ed inoltre, sarò sincero…. le foto su pellicole sono più personali… ogni scatto è qualcosa che si muove da dentro… che sia uscito bene o male, che sia bello o brutto. E .. non sempre si riesce a mostrare quello che si ha dentro…
Ed ecco un piccolo indizio finale, per tutti quelli che hanno la mania di leggere i post fino in fondo: anche queste macchine, in qualche modo, è collegabile a quella nuova strada di cui parlavo nell’ultimo post…
Da ultimo… ho cambiato un po’ l’aspetto del blog, ancora una volta. Ma non temete, spero di poter cambiare ancora molto…
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