In buona compagnia – Ovvero Di_tutte_le_ricchezze

Ci sono momenti in cui hai bisogno di un libro. Forse perché ti fa scorrere il tempo con un ritmo tutto suo, forse che perché hai bisogno di ragionare o di distrarti oppure semplicemente perché le serate si allungano ed è davvero un piacevole lusso mettersi a leggere seduto su un divano o poco prima di addormentarsi o durante la pausa pranzo… Insomma un libro può fare….

Ed ecco che arriva l’ultima opera di Benni che si intitola ‘Di tutte le ricchezze’ e che parla di un uomo ormai adulto, anzi vecchio, che si rifugia lontano dalla civiltà e che parla con gli animali o meglio li ascolta. Lui vive bene nel suo isolamento dorato da intellettuale, percepisce il mondo esterno solo se lo va a disturbare e ha ancora un piccolo ma prezioso legame con il figlio lontano.
Vive bene, forse potremmo dire che sopravvive circondato da ricordi, qualche paura, qualche ombra ed un fido ed ingombrante cane. Tutto questo fino a quando il presente non bussa alla sua porta sotto forma di giovane ballerina e eogcentrico mercante d’arte. Saranno loro due la forma per cui il suo mondo tornerà a colorarsi di mille tinte e la sua ruota ricominciare a girare.

Benni è un bravo scrittore, pieno di fantasia a volte allegra (nei primi anni) poi via via sempre più cupa e disincantata. Ma il fascino è quasi intatto. E la passione nella scrittura è sempre al primo piano. Viaggiare con lui è sempre piacevole, intrigante e stimolante. Così viene la voglia di correre sulle pagine, cercare un momento in più per leggere qualche pagina e soprattutto farsi cullare dalle sue poesie, così semplici eppure così forti, intense.

Eppoi non c’è niente di meglio che una buona lettura ed una buona tisana per affrontare la bufera che c’è fuori. :)

A proposito di letture… certo io non sono Benni, ma un terzo e breve racconto della serie ‘Alla luce del sole’ lo trovate sul blog di troppicolori! Fatemi sapere se vi piace!

Cinque cose che…

mi hanno insegnato i libri:

1. Che le corna dei cervi si chiamano ‘palchi’
2. Che in alcune contee di Los Angeles, in estate, si sudava davvero tanto ma non ci si poteva togliere la giacca
3. Che nel medioevo i monaci erano particolarmente ostici nei confronti della commedia
4. Che nel ’76 esisteva in un bar di provincia una pasta di nome Luisona
5. Che gli irlandesi all’inizio del secolo erano ancora un popolo di ubriaconi usi a picchiare le mogli (non è colpa mia, sono i romanzi che usano questi stereotipi)

mi hanno insegnato i film:

1. Le leggi della fisica sono solamente un’opinione
2. Un pezzetto di legno fa di te un mago (si, adesso odiatemi pure)
3. Siamo circondati dalla Forza e non ce ne accorgiamo
4. Che fare pipì su un tappeto può scatenare conseguenze imprevedibili
5. Lo stereotipo di Pochaontas lo si può usare in tutte le salse ed è sempre un sicuro incasso al botteghino

Consigli di libro-lettura

Qualche tempo fa vi ho parlato di una trilogia, quella di Larsson anche chiamata ‘Trilogia di Millenium‘ che fra poco arriverà nei cinema nel suo primo capitolo rivisitato all’americana.

Oggi voglio parlarvi invece di un’autrice francese, Fred Vargas. Prima di tutto voglio precisare che non concordo con le sue idee politiche, ma devo dire che la sua scrittura mi affascina, mi prende e coinvolge. I suoi personaggi sono strani e completi, le azioni che portano avanti sono sempre ben motivate, i luoghi affascinanti ma sono soprattutto gli intrecci narrativi la punta di diamante della scrittrice.

I primi romanzi hanno come protagonisti i tre evangelisti tre ragazzi sopra i trent’anni piuttosto originali: vivono insieme in una casa, appassionati di paleontologia, storia medioevale e della prima guerra mondiale. Sempre pronti a discutere fra loro ma anche ad aiutarsi come improvvisati ed efficacissimi detective, guidati dallo zio di uno dei tre.

Adamsberg, protagonista di un’altra serie di romanzi, è invece un commissario molto efficiente nei risultati quanto ondivago nelle tecniche di investigazione. Sembra sempre distratto e fuori luogo, alla caccia di nuvole, come gli ripetono spesso. Eppure è lui che alla fine ha ragione, pur seguendo strade piuttosto intuitive e tortuose, poco legate alla realtà dei fatti.

Se amate i noir, i libri di investigazione e soprattutto le trame complesse ed interessanti, Vargas è l’autrice per voi e ve la consiglio con tutto il cuore.

Se vi piacciono le trilogie, iniziate con quella degli evangelisti (prima in ordine di tempo) se invece volete iniziare a piccoli passi potete provare con Scorre la Senna, una raccolta di racconti che vi darà una buona idea dello stile di cui parlavo.

i tre evangelisti

Scorre la Senna

Le nebbie del lunedì

piazza del popolo - ascoli piceno. Arriva l'inverno, le giornate si accorciano e le luci vengono accese prima

E’ finito ottobre, sono ormai le ultime ore del mese.

Ieri pomeriggio ero in montagna con degli amici, passeggiando fra le strette vie di un paese in festa. C’erano focolari nella piazza, piccoli stand che vendevano castagne più o meno arrostite, un capanno con al centro un grande catino di rame pieno di vin brulè che ribolliva. Più in là bancarelle che vendevano formaggi, mieli aromatizzati, alcolici, mele, prodotti da forno e tanto altro.

E’ stato verso le cinque e mezza, forse le sei, che mi è sembrato di varcare una porta. Quella dell’inverno. Si perché,  come tutti sappiamo, ieri è entrata l’ora solare. E con lei il buio, le giornate più corte, la voglia di rimanere la sera a casa. L’odore del cibo ed il caldo del legno. Un buon bicchiere di vino, una tisana calda, le coperte e i piumoni.

Che io sia nostalgico non è certo una novità (provate a curiosare qui se volete saperne di più), ma queste giornate mi suscitano tanti ricordi, quasi sempre belli. Ricordo quando mia madre accendeva il camino tutte le mattine ed era un piacere fare colazione incantato a guardare le fiamme che si muovevano. Ricordo la giacca vecchia e logora che mettevo per andare a prendere la legna. Ricordo il vetro di una vecchia 127 da sbrinare prima di andare a scuola. Ricordo le palle di neve ed i pupazzi. Ricordo i dolci di castagne e quelli con la crema moca. Ricordo le nocciole messe nelle cassette a seccare, e le noci. Ricordo il rumore del riscaldamento ad aria. Ricordo una vecchia coperta di lana logora e pesante, a rombi rossi e gialli, che faceva caldo tutto il letto. Ricordo l’acqua ghiacciata la mattina sul viso. Ricordo la radio che gracchiava come sveglia e ricordo le corse alla finestra sperando di vedere la neve sulla strada.

Amo l’inverno. Lo amo perché rallenta i ritmi e ti costringe a pensare. Dopo il chiasso di una lunga estate non c’è niente di meglio che un buon inverno. Con le sue feste, le persone care, i suoi odori ed i suoi cibi. I suoi momenti di pausa, le sue riflessioni, il suo freddo. L’inverno ti spinge ad accoccolarti alla persona che ami. Ti fa godere delle piccole cose, ti ricorda che per sentirsi bene non devi per forza correre fuori a divertirti, ma che il divertimento e le cose essenziali le hai con te, vicino a te, dentro di te.

Questo lungo inverno sarà speciale, se lo vogliamo.

E mentre ascolto questa bellissima versione di Imagine scrivo ancora qualche riga. La citazione di cui parlavo nel post precedente  è tratta dal libro I cretini non sono più quelli di una volta Edito da Aliberti e scritto da Enrico Vaime. Ve lo consiglio soprattutto se siete nostalgici :)

Con le citazioni tornerò presto e se ce la faccio metterò in cantiere anche qualche altro piccolo progetto per il blog, per il momento ci sto lavorando sopra. Se volete leggere qualcos’altro, ma in edicola, da sabato è uscito un nuovo settimanale satirico dal titolo il ruvido, diretto da Marco Presta (per chi non lo sapesse è uno dei conduttori de il ruggito del coniglio su Radio2). Acquistare per leggere.

digressione libro

uomini che odiano le donne

Certe volte i libri cercano te, altre volte sei tu che cerchi i libri.
Io sono un buon divoratore di carta, dai fumetti  ai romanzetti fino ai tomi di storia e filosofia.

Chi mi conosce lo sa, oso leggere autori sconosciuti o suggerimenti quantomeno bislacchi. Le mie ultime letture mi hanno portato fortuna, visto che ho trovato pane per i miei denti e dei generi più diversi.  Un giorno vi suggerirò qualche lettura.

Questo preambolo solo per dire che gli scrittori svedesi (ho letto un paio di romanzi questi giorni) mi preoccupano e non poco. Non scrivono male. Sono scorrevoli, un buon mix fra la descrizione della società contemporanea e la leggerezza di un romanzo, con accenni di poliziesco e thriller. Non proprio opere d’arte, ma si leggono facilmente.
Ritraggono però una società svedese allo sfascio, fredda e cupa in cui i problemi sociali sembrano peggiori di quelli della Germania fra le due guerre.
Ricchi che vivono in mondi altezzosi e pieni di odio, incestuosi, amorali e spregiudicati. Poi un grande calderone di pregiudicati di vario tipo e livello: drogati, spacciatori, assassini, stupratori, nazisti, skinhead, Hells Angels, masochisti e chi più ne ha più ne metta.
Al confronto i romanzi di McCharty sono favole per bambini .

Sarà la temperatura, sarà l’educazione così freddamente logica, sarà la serie di omicidi scritti nei libri, ma la Svezia inizia a darmi una sensazione di disagio. Spero non capiti anche a voi.