Così, mentre questi giorni di ponte si avviano alla fine arriva una serata in cui sei legato al computer per le cose che hai da fare e sembrano non finire mai ma decidi anche che un paio di immagini e di pensieri è il momento di condividerli.
Così prendi alcune vecchie immagini, pensi a qualche cosa che vorresti fare nei prossimi giorni e nei prossimi tempi, cercando di mettere tutte le cose in fila. Hai idea che non ce la farai a fare tutto, ma che ci proverai e magari succederà anche che ti divertirai nel provarci.
Poi arriva una bella conclusione, una canzone come questa, direttamente da qualche decennio passato.
Così finisci di scrivere il post, auguri a tutti una buonanotte e ti rimetti a lavorare ancora un po’—- chissà che non sia il tempo di fare un dolce di ricotta….
Ps. le foto sono di una sera di qualche tempo fa, iniziata con un po’ di crudites…
Ecco, lo so che è inutile scusarsi ancora, ma per uscire dalla latitanza vi propongo un video e una canzone nuova. Ora non chiedetemi perché, ma questo pezzo mi piace. L’ho sentito la prima volta per radio e mi è piaciuto sia perché è troppo lungo e devono sempre tagliarlo, sia perché il testo non è molto a ritmo e facile da seguire. Soprattutto perché è veritiero, sconsolato, lievemente acido. E scritto da un autore nato nel 1938. Piuttosto giovanile parlare di cambiamenti e rivoluzioni a 74 anni, no?
Per chi non crede alle coincidenze, eccone una che mi è capitata oggi.
Ero per strada, preso nei miei ritardi, la stanchezza del lavoro, i pensieri che si accumulano, la Pasqua che arriva (e magari un po’ di riposo) e tutte quelle piccole e grandi cose che ci fanno sperare di arrivare alla fine della giornata per riposarsi almeno un po’.
Insomma, non ero predisposto a nulla di buono. Avevo le cuffie nelle orecchie con musica random.
Cade la prima goccia di pioggia. Sono all’aperto, non c’è posto per trovare riparo. Ci mancava questa, penso. Poi la seconda goccia, la terza che assomiglia più ad un gavettone, tanto è grande. A seguire le gocce numero quattro, cinque, la sei che si infila nel colletto, la sette che prende il naso in pieno e tutte le altre, sempre più grandi.
Ok, in un minuto sono zuppo.
A questo punto vado al riparo, ma con calma. Per arrivare alla macchina ci vogliono almeno 4 minuti e ormai non vale la pena di correre. Ma le cuffiette, che avevo dimenticato, iniziano a trasmettere una canzone che non sapevo di avere nell’iphone e che non riconosco. Una melodia da pioggia, di quelle che rilassano. Una voce intensa, piena di sensazioni e di emozione. La ascolto mentre cammino, con le gocce di pioggia che cadono dai capelli zuppi e rigano la faccia. Le scarpe bagnate, i vestiti umidi. E stranamente il nervosismo passa, il tempo si dilata e immagino di essere in un altro posto, in un bel film in cui lui e lei corrono sotto la pioggia sorridendo come se il domani non dovesse arrivare mai o come se il mondo non avesse altra attenzione che per la loro felicità.
Peccato mancasse la ‘lei’, ma la scena era ugualmente bella. Fermo sotto la pioggia con questa voce che mi cullava. Esattamente nel momento giusto e nel posto giusto.
E pensare che questa canzone non sapevo nemmeno di averla. Ve la propongo, casomai vi capitasse di trovarvi sotto un acquazzone!
ed ecco il testo:
I’m lost and scared to live this life I thought i’d always be strong This rage this dark side i don’t want to see Lays there… Lays there? lays there?
There on the bottom inside Looking lost like a child But i know that you’re mine We only need…
Forgiveness our key to the world Forgiveness i’m frightened to deserve Forgiveness all that we need It’s forgiveness i am not sure i know…
It was the love untaught Trapped in your mind So empty with me… A silent stone that struck my heart While i looked for a sign a sign…
You felt the pain You felt the fear But you chose not to see Made it your destiny, Is it time for?
Forgiveness… For we have paid Forgiveness is our key to the world Forgiveness for the love untaught It’s forgiveness i’ll be… Waiting for? Forgiveness… For we have paid Forgiveness is our key to the world Forgiveness for the love untaught It’s forgiveness i’ll be… Waiting for?
Oggi ci ha lasciato un grande cantante e un grande poeta. Il suo nome era Lucio Dalla. Io l’ho conosciuto attraverso gli Lp dei miei fratelli e poi con i cd e alla radio. Era simpatico, era intelligente, non aveva bisogno di altro che della sua arte per farsi sentire. Non urlava, non strillava, non era un vip, in poche parole.
L’ho visto cantare dal vivo, nell’estate del 2010, con De Gregori. Appena salito sul palco ho pensato fosse invecchiato un po’. Poi sono partite le prime note, lui si è messo al piano, poi al clarinetto, poi a cantare i suoi pezzi migliori. Ballava, rideva, faceva smorfie, zompava letteralmente di gioia. Così ho visto che non era invecchiato affatto, che aveva in sé più energia di cento ragazzini. Ed è così che lo ricorderò, nel mio piccolo.
E per condividere qualcosa con voi, ecco 4/3/1943, una canzone bellissima fra decine di canzoni bellissime.
Ci sono momenti in cui le cose ci sembrano più difficili. Ostacoli complessi oppure blocchi di qualsiasi tipo (ad esempio il mitico bloggo, cioè il blocco dello scrittore in versione blogger), montagne ardue da scalare oppure assolutamente insormontabili.
E spesso la nostra stanchezza non aiuta. Alla fine di periodi stressanti non ci sentiamo in grado di continuare, non ci sentiamo forti abbastanza o semplicemente non ne abbiamo voglia. Allora perché continuare? Perché non fermarsi invece e riposare per un pochino o per molto tempo?
Diceva il vecchio Frank Sinatra in una sua canzone:
You’re ridin’ high in April, shot down in May But I know I’m gonna change that tune When I’m back on top, back on top in June
La vita è ‘na rota, sentenzierebbe uno dei miei fratelli, quello fintamente saggio. La realtà è che dopo ogni notte c’è sempre un’alba. Così quando mi sento giù io ho un metodo quasi infallibile per ritrovare la forza e l’energia per ricominciare a progettare e mettere in pratica. Il mio metodo infallibile è la musica degli Ok Go. Del gruppo ne ho già parlato nel blog in questo post qui e qualcosa di più lo trovate su wikipedia.
Quello che troverete nei loro video, invece, è il divertimento, la passione e la voglia di rivoluzionare e cambiare. E’ L’IDEA (scritto tutto obbligatoriamente maiuscolo).
Ogni volta che esce un loro video a me sembra che l’impossibile diventi possibile, l’immaginazione diventi realtà, la fantasia prenda forma.
Questo mi ricorda che se realmente vogliamo fare qualcosa di pazzo, di bello, di importante, di divertente, non c’è modo e maniera per cui non lo si possa realizzare. Hanno usato secchi, complicatissime macchine Rube Goldberg, bande di ottoni vestite di tutto punto, stop motion organizzatissimi. Ed ogni volta hanno superato loro stessi, con ironia e semplicità (il loro primo video costò meno di 1000 dollari). Poi è arrivato quest’ultimo capolavoro. 4 mesi di preparazione, lo sponsor della casa automobilistica e la presentazione al superbowl.
Non so cosa ne penserete voi, ma per me è un piacere per gli occhi. E una carica per il morale.
Quindi ecco a voi gli ok go in : Needing/Getting
Ed ecco l’inizio del testo:
I’ve been waiting for months Waiting for years Waiting for you to change Aw, but there ain’t much that’s dumber There ain’t much that’s dumber Than pinning your hopes on a change in another
Che sia un bellissimo fine settimana con o senza neve, ma con i desideri ben chiari in mente e il modo migliore per realizzarli!
Ci sono periodi in cui sembra che le cose strane ci inseguano o, almeno, ci accadano. Così capita che un pianoforte faccia ingresso in casa e che si abbia bisogno di un buon accordatore.
Un sabato pomeriggio arriva un uomo antico e dinoccolato che con i suoi intercalari strani sembra attirato dalla musica. Visita lo strumento, lo soppesa, lo valuta e lo suona. Poi, fra mille discorsi di tutti i generi inizia a prendere confidenza con i tasti, con le corde tese e meno tese, con i martelletti che non ne vogliono sapere di rientrare nella loro sede.
il pianoforte
Lo smonta pezzo per pezzo e lo seziona, pulendolo al suo interno. Diagnostica un lavoro molto lungo fino a notte inoltrata. Mi dice che io posso uscire e che lo posso lasciare comodamente in casa a finire il suo lavoro. Solo un paio di caffè a fargli compagnia.
Mi sembra una cosa strana ma dopo un po’ che lo vedo armeggiare con lentezza e precisione capisco che non c’è niente da fare. Quell’uomo è stato preso dalla sua passione. Il pianoforte sembra parlare con lui e soprattutto lui sembra parlare con il pianoforte. Ogni tanto, a rompere il silenzio che si è creato, c’è qualche mugugno ritmato, come a seguire un ragionamento che passa nel suo cervello. Poi qualche battuta o qualche domanda.
Ogni martelletto torna lentamente al suo posto, ogni tasto riprende colore, ogni corda riprende il suo accordo. Quando torno, ormai a notte fonda, l’uomo è seduto a fumare e guarda soddisfatto il suo lungo lavoro. Rimontiamo i pezzi, strimpella qualche accordo, mi dice di richiamarlo se ci sono problemi. Raccoglie i suoi attrezzi e se ne va nella notte buia. Se me lo raccontasse qualcun altro, non ci crederei, ma l’ho visto con i miei occhi.
Adesso il pianoforte funziona anche se un paio di tasti non suonano perfettamente, ma io ho paura a richiamare l’accordatore, forse è stato solo un sogno.
Intanto, grazie alla pazienza di un amico di ruadellestelle, sto iniziando ad esercitarmi con le scale e gli accordi. Per la gioia di tutti i vicini. Credo che per il prossimo concerto di Gualazzi dovrei poter essere in grado di duettare con lui (in fondo ho almeno un paio di settimane per imparare).
la città sotto la neve
Infine oggi. Questa mattina la mia città ha deciso di coprirsi di un manto bianco. E non ci sono immagini più belle per uno come me che ama l’inverno e la neve. Che bel regalo di non compleanno!
ps. Se volete leggere qualcos’altro, ho aggiunto una pagina di ‘felicità low cost‘. La potete leggere cliccando qui.
Alle volte avrei bisogno di silenzio. O di buona musica come adesso che scrivo ascoltando una playlist delle più disperate (Naive New Beaters, Ok Go, Latte e i suoi derivati, Battiato etc. etc.). Il silenzio mi accompagna nei momenti più profondi, così come la musica.
Conosco persone che non riescono a stare in silenzio. Le riconosci perché parlano di cose scontate, ripetitive e spesso inutili. Luoghi comuni, frasi senza senso, storie prive di contenuto. Come parlare continuamente del tempo in un periodo di giornate uggiose (si, anche qui è arrivata la pioggia, quella fitta e sottile dell’autunno). Perché lo facciano non l’ho mai capito bene. Forse vivere superficialmente rende tutto più semplice, tutto più leggero.
bla bla bla bla bla
Non voglio fare il presuntuoso, non credo di essere superiore a nessuno. Penso però che la vita sia troppo breve per vivere superficialmente. Diceva Confucio: ‘tutti gli uomini si nutrono, ma pochi sanno distinguere i sapori’. Questo forse è il cuore del mio sfogo di questa sera. Ho visto persone parlare senza un motivo, senza voler dire niente. Io vorrei poter dire qualcosa di buono ogni volta. Vorrei poter comunicare i miei sentimenti alle persone che mi sono accanto con ogni parola, con ogni sguardo. Vorrei usare belle frasi, cariche di significato. Vorrei poter COMUNICARE veramente qualcosa. Ci sono milioni di parole stupende, storie da raccontare, sentimenti da trasmettere. Vorrei saperlo fare anche qui sul blog. Vorrei cambiare la vita di ogni giorno con le parole. Vorrei comunicare i sentimenti, quello che sento dentro. Vorrei saper scrivere una bella canzone, una lettera d’amore, un messaggio importante.
Non sarebbe più bella la vita se sapessimo darle significato ogni giorno? Se sapessimo sorridere agli sconosciuti, se ci sentissimo più liberi di esprimere le nostre emozioni, al di là delle convenzioni?
Allora ecco il mio proposito di domani: scrivere/dire/comunicare qualcosa di importante. Qualcosa che abbia un significato forte. A qualche amico o ad uno sconosciuto. Qualcosa che possa arrivare al cuore o, se non proprio al cuore, almeno lì vicino (che ne so, almeno al pancreas).
E’ sabato mattino, la luce è perfetta, il freddo si è fatto più intenso ed io sono uscito con la macchina fotografica ed un poco di tempo. Il risultato lo trovate sopra, spero vi piaccia il collage. Sono piccole storie che passavano davanti ad i miei occhi, provate ad immaginarle una per una. Persone che passeggiano, un bimbo che muove i primi passi, delle ragazze appena uscite da scuola con le loro parole, un anziano carico di buste ed uno in bicicletta. C’è da scrivere interi romanzi.
Ma voglio darvi anche un paio di suggerimenti per questi giorni di festa. Un cantante appena scoperto (magari è famosissimo, ma io l’ho appena trovato su itunes) che si chiama Pierluigi Colantoni. Cercate il singolo Anch’io e se vi piace anche il resto dello stranissimo album dal titolo Soluzioni Co-abitative.
Un post intenso ed impegnativo di Cambiandostrada che trovate cliccando qui. Non aggiungo altro, dategli un’occhiata. Il fine settimana avrà qualcosa in più.
La musica ci attira come la luce attira gli insetti di notte. Ne subiamo il fascino facendoci prendere dal ritmo, dai suoni e dal testo. La musica è il veicolo di idee e sensazioni, amori, umori e passioni. Ognuno di noi ha in mente le sue canzoni preferite, i cantanti cui hanno legato un pezzo di vita, i propri ricordi. Ognuno in questo preciso momento potrebbe tracciare una compilation dei brani più belli.
Io non lo farò, almeno non adesso. Ma voglio farvi conoscere una canzone di De Andrè che ho riscoperto da poco. Si tratta di ‘coda di lupo’, di certo non una delle più famose. La potete trovare nell’album ‘in direzione ostinata e contraria’.
Ha un ritmo coinvolgente, tanto che la batteria sembra avere un’anima supportata dalla chitarra elettrica distorta. E’ la storia della maturazione di un italo-pellerossa. Una storia piena di senso e di emozione. E piena di mistero.
Ma l’inizio mi ha colpito come un fulmine, riportandomi alla memoria la mia stessa storia:
‘Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto e correvo dietro ai cani’
Ecco, anche io da piccolo mi innamoravo di tutto. Degli odori, dei giochi, delle sensazioni, delle persone. E avevo tanti cani a cui correre dietro. Oggi è più difficile perché anche io, come Coda Di Lupo, sono cresciuto attraverso le esperienze. Ma ho tanta nostalgia dell’odore del pane caldo d’estate, della sensazione della sabbia con cui giocavo, dei bagni al mare, delle piccole biglie di vetro e delle buche scavate, della messa della domenica con mio padre, delle cotolette di agnello nei giorni di festa grande, dei giorni di campo scout…
Magari un giorno farò una lista delle mie mille nostalgie (sto invecchiando) ma intanto voi di che avete nostalgia?