Non potevo mancare..

L’occasione ghiotta di scrivere un post di 29 febbraio capita solamente una volta ogni 4 anni e non posso farmi scappare quest’occasione. Quindi ho deciso di rispolverare qualche foto scattata ieri sul fare del tramonto mettendo alla prova la pazienza della macchina fotografica che indegnamente porto con me.

Prima delle immagini, mentre sento che l’acqua della tisana sta iniziando a bollire, vi racconto una piccola nostalgia, tanto per allungare un po’ il già abnorme elenco che trovate qui.

Quando ero piccolino abitavo in una casa un poco distante dalla città. In estate, come tutti i bambini, ero sempre fuori a giocare nelle giornate di sole e riposavo di tanto in tanto all’ombra di qualche albero. Tre giorni a settimana, sempre fra le 11 e le 12 del mattino, si sentiva in lontananza il suono allegro di un clacson. Era il panettiere che arrancava con il suo furgone su per la salita. Ad ogni curva un suono. Annunciava il suo arrivo, come un araldo del re. Curvava nel piazzale e si preparava a ripartire. Spegneva il motore ed apriva la lunga portiera lungo la fiancata dalla quale si intravedeva ogni ben di Dio. Pagnotte di tante forme e grandezze, qualche biscotto, dolci e soprattutto lei, la regina di tutte: la pizza bianca!

Il suo odore era celestiale, la consistenza morbida, il sapore quantomeno divino. E per me che a quell’ora avevo già una fame da lupi, conquistarne un pezzetto era sempre una grande gioia. Prendevo il pane caldo ordinato il giorno prima, salivo in casa da mia madre e aspettavo che lei mi regalasse un pezzo di quel cibo degli dei.

Quel sapore di olio e di rosmarino ancora lo sogno. Quella gustosa semplicità mi è rimasto incollato al palato!

Ed ora lasciamoci alle spalle quest’aura di nostalgia e fissiamo gli occhi al cielo.

 

E voi quando avete fissato l’ultima volta la luna?

5 sensi e tanti amici

Eccoci. Questo racconto è rimasto in sospeso da un po’ di tempo. L’8 dicembre abbiamo fatto un viaggio insieme con gli amici di ruadellestelle. Mancava qualcuno all’appello, ma ci sono stati ugualmente vicini.

Mentre riascolto la colonna sonora del viaggio, mi tornano alla memoria le sensazioni di quei brevi e intensi giorni. Come ogni volta sono tornato pieno di immagini, di parole, di domande.

I mercatini dell’Alto Adige, così carichi di colore, affollati, accoglienti anche immersi da turisti coi cagnolini nella borsetta. Il sapore di alcuni luoghi, la bontà di una marmellata di fragole, il piacere di dormire al caldo, senza la fretta della colazione. Le parole dette e quelle non dette, le cose fatte e quelle non fatte. I cambiamenti che si covano, il nostro quotidiano, quello che ancora ci incatena e quello che invece ci libera. Una camminata in un bosco pieno di foglie che strusciano sotto i piedi, i colori dell’inverno, il freddo che gela la punta del naso, il pane scuro, il colore così intenso del vino, una cena speciale, lo sguardo di chi sta per partire…

Queste sono le cose che porterò con me, nei ricordi.

le punte degli alberi toccano il cielo

E quando siamo tornati, ci hanno organizzato una cena a casa con quelli che non erano presenti, per raccontare, attraverso 5 sensi + 1, il viaggio. Si perché in tutto questo c’era anche un gioco: riportare a casa 5 cose, una per ogni senso, che raccontassero quei giorni in montagna.  Io, da bravo scolaretto secchione che non sono mai stato, ho fatto i compiti. Un mucchietto di foglie di castagno per il tatto e per l’udito, una pagnotta di pane alle noci per il gusto, dei riccioli di cirmolo per l’olfatto, una grande mappa per la vista. Ma se avete notato, c’era anche da portare con sé anche un sesto senso. Beh’ quello l’ho scritto e lasciato nelle mani dei nostri ospiti. Un piccolo segreto da custodire.

A voi porto un bel regalo, se ne avete voglia.

La ricetta del pane alle noci, semplice da rifare, gustoso per tutti e originale per una cena. La trascrivo qui, esattamente come mi è stata inviata da chi ci ha ospitato in montagna:

Ingredienti:
450g. di farina, 50g. di farina integrale, 25g. di lievito, 250g. di noce
tritata, 25g. di burro, 250ml. di acqua, 10g. di sale.

Preparazione:
Disponete tutta la farina a fontana, mettetevi al centro l’acqua tiepida in
cui avrete sciolto il lievito, le noci già tritate, il burro, il sale e
impastate a lungo. Ungete quindi la superficie della pasta con olio d’oliva,
copritela con della pellicola e lasciatela riposare 45 minuti.Dividetela poi
in panetti, disponeteli su una teglia imburrata e lasciateli lievitare
ancora per 45 minuti.Cuoceteli in forno caldo a 220ø per 20 minuti circa.-

Buona fortuna!

E a voi tutti buona giornata!

Le arti dell’inverno

In questo post ho iniziato la mia dichiarazione d’amore all’inverno. Un punto di forza di questa stagione è che ti regala il tempo, per pensare e per imparare. E in qualche caso anche per sperimentare un po’.

Così a voi toccherà la sfortuna di vedere ricostruiti qui sul blog alcuni esperimenti culinari, magari nella speranza di vedere nel corso del tempo dei miglioramenti sia dal punto di vista visivo sia dal punto di vista dei sapori (ma per questo dovreste venire a toccare con mano qui oppure fidarvi della mia opinione in merito).

Iniziamo allora con un mio pallino: il pane. Adoro i suoi sapori, mi piace comprarlo fresco la mattina, assaggiarne di ogni tipo e al ristorante il cestino del pane non è mai un punto che sottovaluto. Guardavo mia nonna farlo nel forno grande, una volta a settimana (poi uno dice che non è nostalgico…) e l’odore acido della pasta madre mi fa impazzire.

Così è arrivato il momento di mettermi alla prova in attesa di organizzarmi con la pasta madre. La ricetta arriva da un libro altoatesino, semplice e rustico. Volevo dei pani tradizionali, con ingredienti poveri e significativi, ed è quello che ho ottenuto.

pane fatto in casa

Il primo tentativo (nella foto) è stato piuttosto positivo, anche se un po’ compatto. La vera sorpresa è stata che per farlo c’è voluto poco più di un’oretta, senza orpelli e fronzoli. Così mi sono dato un’altra possibilità ed ho aggiunto tempi più lunghi di lievitazione e qualche spezia semplice e saporita. Il risultato è stato questo qui:

panino con frutta secca

Ed ecco la ricetta, seguita (quasi) scrupolosamente per evitare errori:

Ingredienti:

500 gr di farina OO

25 gr di lievito di birra

250 ml di acqua tiepida

1 cucchiaino di zucchero e 1/2 cucchiaino di sale

1 uovo per spennellare

mix di crusca e cereali a piacimento

Sbriciolate il lievito di birra in metà dell’acqua tiepida. Setacciate la farina e formate una fontana al centro del tavolo. Aggiungete lo zucchero ed il sale e versate il lievito sciolto al centro della fontana. Iniziate ad impastare ed aggiungete poco alla volta l’acqua restante. Quando l’impasto sarà liscio ed omogeneo fate riposare per 20 minuti in luogo caldo. Successivamente impastate nuovamente e lasciate riposare altri 30 minuti. Ottenete panini o pagnotte o le forme che preferite, spennellatele con l’uovo e cospargete con la crusca o i cereali che avete scelto. Infornate a 180° per 40 minuti.

Il terzo pane che ho infornato non è venuto così bene (troppo umido con il risultato che l’interno non era ben cotto), ma proprio per evitare i vostri sberleffi evito di pubblicare le foto incriminate. Ma non temete, presto arriveranno altri piatti e altre idee.

Nostalgie

bicchier di vino da osteria

Quando la rucola non c’era‘ è il titolo di un nostalgico libro di Enrico Vaime, grande personaggio della radio e creatore di programmi in tv. E’ un personaggio che oggi sembra fuori moda perché ha mantenuto la schiettezza e la classe di un tempo.

Il suo libro è pieno di ricordi della sua vita e della sua carriera, accarezzati come gatti che fanno le fusa. E’ la storia di altri tempi che oggi sembrano lontani e per questo un po’ edulcorati.

Ma anche io, l’ho già scritto, ho tante nostalgie.

una partita a briscola

Ho nostalgia dei vecchi bicchieri da osteria, quelli che non eri obbligato a sniffare per mezz’ora descrivendo le mille fragranze del vino prima di bere un solo sorso.

Ho nostalgia delle vacanze dai miei nonni, del loro amore per tutti i nipoti, dell’odore del pane che faceva mia nonna con la farina che produceva mio nonno.

Ho nostalgia dei giochi con i miei cugini.

Ho nostalgia dei campi scout sia da ragazzo che da capo.

Ho nostalgia del latte alla menta, quando tutto era più semplice.

Ho nostalgia degli studi universitari e delle giornate di primavera a Roma.

Ho nostalgia delle corse in bicicletta e delle scivolate con la ruota di dietro.

Ho nostalgia del miele delle nostre api e dei prosciutti che facevamo a casa.

Ho nostalgia delle vacanze estive con tutta la famiglia, in montagna.

Ho nostalgia della 500 di mio nonno.

Ho nostalgia del grembiule delle elementari, anche se era davvero brutto.

Ho nostalgia di quando non c’erano i cellulari.

Ho nostalgia di quando tutto era bianco o nero.

Ho nostalgia della semplicità.

Ho nostalgia del latte e caffè (adesso ci sono il cappuccino, il marocchino, il caffè russo, il macchiato caldo o freddo, il corretto…).

Ho nostalgia dei castelli di sabbia.

Ho nostalgia della prima volta che ho letto una poesia di Leopardi.

Ho nostalgia dei primi libri di Benni.

Ho nostalgia della mia prima (ed unica) mountain bike, quella che mi hanno rubato mentre ero a scuola. Qui aggiungete una potente maledizione nei confronti del ladro.

Ho nostalgia del giradischi che gracchiava.

Ho nostalgia del concerto di Capodanno da Vienna ascoltato a casa, in famiglia, poco dopo essersi svegliati, mentre in cucina si prepara il timballo.

Ho nostalgia de ‘Il Giornalino’ e ‘Topolino’ che mi facevano compagnia in estate ed in inverno.

Ho nostalgia della magia del cinema quando sei piccolino.

Se non si è capito, oggi ho nostalgia.

E voi?